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Non fare nulla altrimenti poi è colpa tua! Miti da sfatare sui risvolti legali della rianimazione.

Aggiornamento: 14 lug 2023

“Non fare nulla che se muore è colpa tua, chiama solo l’ambulanza”.

Se ad un corso di rianimazione avete sentito una frase del genere significa che il livello è scarso. Ma è vera questa frase? Se rimani nei protocolli di rianimazione no. Traduco. Se fai solo quello che ti hanno insegnato ad un corso fatto bene, massaggio cardiaco ed eventualmente insufflazioni più DAE, non ci sono problemi; se invece ti senti particolarmente MacGiver e provi a fare una tracheotomia di urgenza con una penna e un taglierino allora si, ma te lo meriti (realmente successo)!

Intanto mi presento:

Ciao sono Martino e sono uno dei Founder del progetto Camillo.online, nel 2018 ho deciso di abbandonare il mio lavoro sicuro e uno stile di vita tradizionale per dedicarmi interamente alla sicurezza pediatrica. Mi sono licenziato e ho investito tutto quello che avevo in questo progetto. Oggi posso dire che faccio il lavoro più bello del mondo, insieme al mio Team insegniamo le manovre salvavita per gestire il panico nei momenti difficili e perché nessuno deve sentirsi impotente davanti a un bambino che soffoca.

In caso di arresto cardiaco o di ostruzione delle vie aeree c’è pericolo serio e reale per la vita. In quel caso la logica dice che dobbiamo fare tutto il possibile per cercare di preservare la vita. I protocolli sono fatti da manovre che idealmente vengono valutate in base a due parametri: efficacia e potenziale di lesione. Si cerca di raggiungere un protocollo che abbia la maggior efficacia con il minor potenziale di lesione. Una cosa che dobbiamo metterci in testa che queste manovre non sono a rischio zero. Nel massaggio cardiaco, per esempio, la statistica ci dice che ci potrebbe essere una frattura delle coste nel circa 2% dei casi, molto dipendente dall’età. Ma è un rischio calcolato ed un effetto collaterale possibile conosciuto del massaggio, motivo per cui ad oggi non c’è stata condanna per questo tipo di lesioni. Altrimenti molti sanitari e soccorritori sarebbero stati condannati. Nei primi anni da soccorritore mi ricordo che i più anziani dicevano “un buon massaggio rompe qualche costola”. In realtà no, può capitare ma non deve essere l’obbiettivo. Ad oggi ci sono anche dei sistemi automatici di massaggio, immaginati un pistone che spinge al centro del torace, con una frequenza e profondità impostabili dall’operatore. Anche questi sistemi meccanici possono creare delle fratture. Mi ricordo ancora il mio primo massaggio cardiaco, avevo 18 anni ed uscivo in ambulanza come soccorritore da pochi mesi. Una chiamata durante uno dei turni di notte per persona incosciente dove la centrale ci disse di correre perché avevano intuito che si trattasse di un arresto cardiaco. Fortunatamente la strada era poca e siamo arrivati sul posto velocissimi, il tempo è un parametro fondamentale come abbiamo descritto nell’articolo dedicato. Abbiamo trovato il portone già aperto e si sentiva urlare per le scale, siamo saliti al secondo piano di questo condominio correndo per accelerare ancora i tempi e bruciare qualche decina di secondi. Appartamento di quelli abbastanza classici negli anni 70 con il disimpegno di ingresso, il corridoio davanti e il bagno in fondo al corridoio. Entrando abbiamo visto questo signore sdraiato in terra e purtroppo nessuno che massaggiava. Lo abbiamo trascinato dal bagno alla camera che era il posto vicino con un po’ più di spazio per lavorare e abbiamo iniziato a massaggiare mentre medico e infermiere stavano attivando il monitor e si preparavano all’intubazione. Non continuo la storia ma vi spoilero che alla fine il signore si riprese e dopo qualche tempo in ospedale tornò a casa, fortunatamente senza particolari danni cerebrali. Una bella fortuna. Ma cosa dice davvero la legge in questi casi? Per rispondere a questa domanda dobbiamo citare l’art 54 del Codice penale e la legge n° 116 del 4 agosto 2021. Art. 54 del Codice penale o stato di necessità:

“Non è punibile chi ha commesso il fatto per esservi stato costretto dalla necessità di salvare sé od altri dal pericolo attuale di un danno grave alla persona, pericolo da lui non volontariamente causato, né altrimenti evitabile, sempre che il fatto sia proporzionato al pericolo.” Legge n° 116 del 4 agosto 2021 di cui metto il link della gazzetta ufficiale per il testo completo https://www.gazzettaufficiale.it/eli/id/2021/08/13/21G00126/sg. In questa legge viene inserito il concetto del “buon samaritano”. Copio e incollo il pezzo che ci interessa dell’articolo: «1. L'uso del defibrillatore semiautomatico o automatico è consentito anche al personale sanitario non medico, nonché al personale non sanitario che abbia ricevuto una formazione specifica

nelle attività di rianimazione cardiopolmonare. In assenza di personale sanitario o non sanitario formato, nei casi di sospetto arresto cardiaco è comunque consentito l'uso del defibrillatore

semiautomatico o automatico anche a chi non sia in possesso dei requisiti di cui al primo periodo. Si applica l’articolo 54 del Codice penale a colui che, non essendo in possesso dei predetti requisiti, nel tentativo di prestare soccorso a una vittima di sospetto arresto cardiaco, utilizza un defibrillatore o procede alla rianimazione cardiopolmonare».


In sintesi, se il soccorritore occasionale applica i protocolli presenti nelle linee guida internazionali, non è passibile di condanna perché in questo caso anche il non fare niente porta la situazione comunque a peggiorare, se prendiamo in considerazione il parametro della sopravvivenza. Questo non vale ovviamente per tutte le tipologie di soccorso. Facciamo un esempio, mi trovo ad assistere ad un incidente e oltre a chiamare i soccorsi provo a tirare fuori dalla macchina la persona. Corretto o sbagliato? Dipende se la persona era in pericolo di vita e in quel caso meglio chiedere all’operatore al telefono perché ci sono molti più parametri da valutare. Se la persona in macchina non è in pericolo di vita il rischio di muoverlo supera di gran lunga il beneficio quindi in quel caso non lo tocchiamo. Nel dubbio facciamo comunque riferimento all’operatore di centrale al telefono che ci guiderà con quelle che vengono chiamate Istruzioni Pre Arrivo (IPA). Al corso istruttori c’è un principio base con cui formo tutti i futuri membri del Team: dovete formare le persone che avete davanti al 150% come se potenzialmente uno di loro un giorno potesse intervenire su voi, sul vostro bambino o su un vostro familiare. Chiaro e semplice.

Mi fa oltremodo arrabbiare un corso fatto male dove le persone usciranno ancora più spinte a non intervenire invece che provare a soccorrere. Ricordo come fosse ieri l’ultimo corso da discente di primo soccorso e sicurezza sul lavoro dove il medico che stava facendo il corso ci disse, cito testualmente: “in questi casi fate attenzione e mettere le mani perché se muore poi è colpa vostra”. Cosa strac…..zo stai dicendo?? Ci fu un po’ di discussione dove gli citai le leggi, etc e conclusi dicendo semplicemente: “mi auguro che un giorno in terra in arresto cardiaco ci sia un tuo familiare e intorno abbia solo persone che tu hai formato, così lo guarderanno morire senza fare nulla e lì ti renderai conto davvero del danno che stai facendo!”

Ci sono dei lavori che non puoi fare solo per soldi. C’è da prepararsi seriamente e da studiare per tenersi aggiornati. Non si fa questo lavoro per portare a casa uno stipendio. Serve metterci altro altrimenti si fanno danni seri. Vi aspetto nei commenti. Un abbraccio Martino


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